POCHI POSTI IN TERAPIA INTENSIVA Rispetto ad altri paesi sviluppati l’Italia ha pochi posti letto in TI in rapporto alla popolazione. Con l’emergenza COVID19 sono stati aumentati, ma i rianimatori non crescono come funghi dopo una pioggia autunnale. oecd.org/coronavirus/en/data…
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Difficile quantificare l’impatto di questa carenza, però un medico ospedaliero sa che curare un paziente con insufficienza respiratoria oltre una certa gravità in un setting intensivo è meglio che in area medica, anche se “subintensiva”.
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Ci sono stati momenti in Italia in cui le terapie intensive nonostante i potenziamenti sono state saturate e, formalmente o informalmente, è stato applicato un triage che ha purtroppo tenuto fuori dalla rianimazione pazienti gravissimi e non così anziani né con chissà quali
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malattie precedenti che avrebbero avuto indicazione forte alla intubazione o almeno alla ventilazione meccanica non invasiva (in maschera) in Rianimazione per avere più chances.
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Sì perché purtroppo contrariamente alle panzane che spacciano i disagiati per cui i medici avrebbero ammazzato tutti con le intubazioni in ospedale ci sono casi in cui per salvarti la vita ci vuole l’intubazione e se i posti TI sono pieni è facile apparire troppo vecchi o malati.
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TAGLI ALLA PNEUMOLOGIE E ALLE UTIR Non esiste solo la TI e la degenza ordinaria. Esistono setting intermedi che riescono ad offrire un livello di assistenza adeguato (competenze, numero di infermieri, monitor centralizzati) ai pazienti non intubati in insufficienza respiratoria
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che necessitano supporti come i famosi caschi CPAP o la ventilazione meccanica non invasiva in maschera. Sono i reparti di Pneumologia “semintensiva” o “subintensiva” e le UTIR (unità di terapia intensiva respiratoria, qui anche pazienti intubati).
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Questi reparti sono stati essenziali per il COVID19 perché riescono talvolta ad evitare l’intubazione o comunque a risparmiare ricoveri nei preziosi posti di TI. Ma purtroppo in Italia i reparti di Pneumologia sono stati fra i più massacrati dai tagli dal governo Monti in poi.
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Perché la presenza di questa tipologia di reparto non è un requisito così essenziale negli ospedali come ad esempio le UTIC che fanno angioplastiche per infarti o le Stroke Unit. Così ad esempio i posti letto di Pneumologia a Firenze furono decimati e fu chiusa la locale UTIR.
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Sembra che fosse sul punto di essere chiusa anche la famosa UTIR del professor Nava di Bologna, uno dei massimi esperti mondiali di ventilazione meccanica. Allo scoppio del COVID19 improvvisamente ci si è accorti che forse quella roba ci serviva come il pane.
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Medici internisti e d’urgenza si sono adattati e spesso ci hanno pensato loro, e sono stati bravi, ma se le Pneumologie non fossero state decimate forse avremmo affrontato meglio l’emergenza (e avremmo sottratto meno medici ad altri compiti).

Jan 19, 2022 · 4:52 PM UTC

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TAGLI GENERALI AL SSN I tagli hanno colpito tutto il SSN, sono stati imposti risparmi netti sulla spesa del personale. Il sistema, ospedali e territorio, è stato portato alla massima efficienza e quando è così non hai risorse per affrontare un improvviso aumento dei bisogni.
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Sul territorio devo dire che in alcune realtà hanno funzionato bene le USCA, con giovani medici reclutati per l’assistenza domiciliare ai COVID19 ma molto a “macchia di leopardo”.
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In ospedale il personale si è fatto il “mazzo” e spesso è riuscito a sopperire alle carenze per creare i reparti COVID19, ma è stato necessario drenare risorse umane da ambulatori e sale operatorie creando interruzioni di servizi importanti (non solo in Italia, però).
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Inoltre la pressione al massimo risparmio ha portato le strutture ad abituarsi a standard assistenziali decrescenti, basti pensare che anni fa in Francia i sanitari scioperarono lamentando di non poter variare il decubito dei pazienti ogni 2-3 ore, spesso un lusso impensabile qui
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In conclusione è difficile dire quale fattore ha spinto più su il nostro bilancio di decessi, la fragilità della popolazione ha contato ma è difficile escludere che abbiano pesato anche carenze di un SSN spinto al massimo risparmio (e specie in settori chiave come le Pneumologia)
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nonostante i sacrifici dei lavoratori medici, infermieri e OSS, purtroppo oggetto di attacchi mostruosi e infamanti dai disagiati novax, nolockdown notutto. Infine una precisazione: può essere vero che la carenza di posti di TI o semintensiva abbia pesato ma questa non può essere
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una scusa per dire che con più posti si sarebbe potuto evitare chiusure, come dimostra che si sono saturate anche in Germania. Semplicemente più ne hai e più curi meglio i malati gravi e forse salvi più vite, ma anche chi ha l'airbag evita se può di schiantarsi nei muri.
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